Hotel

dal 17 maggio al 30 giugno 2012

Hotel

“La serie Hotel riguarda l’alienazione e la sottile gamma di oscure emozioni che essa provoca in una persona. Le stanze di hotel in cui dormo quando viaggio sono tutte diverse, ma la sensazione che trasmettono è sempre la stessa, ha luogo una sorta di distacco.”

Con queste parole Erwin Olaf commenta la sua serie Hotel in un’intervista del 2011.

Come è sua abitudine, il fotografo olandese sceglie per questa serie di indagare uno specifico ed unico stato d’animo in tutte le sue sfaccettature ed interpretazioni, da quelle più comuni e superficiali a quelle più inconsuete ed oscure.

Se la serie Hope (2005) esplorava il sentimento della speranza e dell’attesa anche nelle sue implicazioni meno ovvie e più inquietanti, e in Grief (2007) prendeva corpo una geografia della tristezza e del dolore, Hotel (2010) si concentra sull’alienazione e sulla sospensione derivata dalla solitudine e dal distacco dal mondo esterno.

Le anonime camere d’albergo in cui i soggetti sono ritratti sono scatole chiuse ed isolate in una dimensione assente dal tempo reale, in cui i personaggi appaiono intrappolati in un’annoiata attesa.

I bellissimi nudi femminili delle foto sono avvolti in sofisticate atmosfere di velluto che evocano sottilmente le diverse città in cui le camere d’albergo si trovano. L’ambiguità e il senso di nostalgica frustrazione che le immagini trasmettono contrastano con la perfezione meticolosa dei dettagli della rappresentazione, confermando ancora una volta l’abilità dell’artista nel ricostruire il contesto e la scena fin nei minimi dettagli, con un’attenzione quasi cinematografica al trucco, all’acconciatura, all’abito, all’oggetto d’arredo, alla luce dell’ambiente.

Ancora una volta ci si trova immersi in ovattate atmosfere ispirate agli anni Cinquanta e Sessanta, in cui emergono citazioni di grandi maestri del cinema italiano quali Pasolini, Visconti, Fellini. Tuttavia in questa serie non è tanto la nostalgia che interessa Olaf, o il rimpianto di un tempo trascorso, quanto piuttosto l’estetica di un’epoca capace di esprimere in modo profondo, attraente e sensuale la complessità dell’animo umano, esplorandone anche i lati più nascosti attraverso un’antologia della bellezza.

 

Sara Rossino

Tags: